Gli onnipotenti

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Scritto Ieri • Pubblicato 19 ore fa • Revisionato 19 ore fa
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Un'intensa ricognizione lirica sulle derive narcisistiche dell'uomo contemporaneo, analizzando il passaggio da solitudine a isolamento.
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Testo: Gli onnipotenti
di L

Scarichi, sfrattati, assetati
Questi alberghi mai scalati.
Demineralizzati,
Di pietre miliari.
Immobiliari,
Si illudono arredando
Il vuoto di mobili.
Mobili?
Da quand'è che si muovono?
Al massimo gli sposti tu:
Ordinatore d'inchiostro 
Imbianchino del foglio
Che limiti per spaziare
Trovando in ogni piccolo angolo 
Un pezzo del tuo mondo.

Ma cosa cerchi tu:
Uno spazio, un ritrovo, un rifugio?
Come ridisegni 
Lo stesso scarabocchio 
Piccolo architetto 
Pensiero volumetrico dell'occhio?
Quei mobili su cui sbatti
A destra, a sinistra...
Non importa.
Inutilmente resiliendo
In un anima
Che la la coscienza sporca.
Perpetuo perché 
Dalle ventole sul soffitto 
Che baciano il pavimento 
In un alveare d'aria:
Postino d'amore,
Ape innamorata.

L'armonia razionale
L'ordinario obbligo 
Rendono, un piccolo corpo,
Pane per un dio
Tra denti di vette e fulmini.
Il paradosso?
Quel cristo in terra
Non prova rimpianto, rimorso o vendetta...
Ma da iniziale orgoglio 
Passa a onnipotenza.
Prevedere, è l'unico istinto rimasto
In una pioggia di eventi, impegno,
Disastro.
Non siamo difronte a un' inutile nichilismo
A domande retoriche 
O un calcolo irrisorio
In un problema di grandezze astronomiche.

Ci siamo chiusi in noi,
Dallo scoprire noi stessi
All' ambizione di fare più che puoi.
Così tanto racchiusi
Che arrivati alla massima vetta
Pensiamo non ci sia successo,
O altro dio, al di fuori di noi.
Tanto che l'umiltà stessa
Piange in noi
Col desiderio 
Di ripiantarsi in terra
Sotto forma di umidità.

Da dove nasce tutto questo?
Solitudine, appiattita a isolamento.

Gli onnipotenti testo di L
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